Un nuovo libro

Scrivo qui su un nuovo libro dal titolo “Scherzi d’ingegno. La fonte segreta del pessimismo leopardiano” ( V. Ribezzi per Guida editore). Il volume fa riferimento ad un’opera del ‘600 di Francesco Antonio de Virgiliis che si vorrebbe dimostrare essere appunto “la fonte segreta” cui Leopardi si sarebbe più che ispirato. Attendevo di leggerlo con ansia ed ora che me lo ritrovo tra le mani vorrei portare qui un esempio (per me importante) che si riferisce alla famosa pagina del giardino in “istato di souffrance”:

De Virgiliis: “Invece di preparare la Terra al suo grembo materno seno, matrigneggia, et equivoca delle Madri Ebree, traligna il seno in tomba de’ proprij figli, e co i Cipressi, che sono vive Piramidi, ci fa sempre mai pullulare vegetabili caratteri di morte: Fa che vi si agguantino serpenti, qual’ora ci invita a godere de’ligustri, et amaranti la vaghezza, o gl’animati Carbonchi de’ papaveri. Finge di soggiogare alle nostre mani la Regina de’ fiori, ma vi viene addrappellate le spine sù’l di lui smaltato Trono, solo per insidiarci ci diede l’api melliflui per aggio de’ nostri palati, et assieme li formò aculeati per ferirci, e con essi ci porge le cere, simboleggiandoci i funerali; Insomma l’uomo anco nel Paradiso della Terra, in vece di bearsi, dal Legno stesso della Vita tracanna frutta di morte. […] e se dalle poppe di Giuno succhiano à nostro prò copioso latte le Piante, beono queste ben sovente trà le brine toschi per inaridirsi”.

Leopardi: “Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in istato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è succhiato crudelmente da un’ape, nelle sue parti più sensibili, più vitali. Il dolce mele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri fiorellini. Quell’albero è infestato da un formicaio, quell’altro da bruchi, da mosche, da lumache, da zanzare; questo è ferito nella scorza e cruciato dall’aria o dal sole che penetra nella piaga; quello è offeso nel tronco, o nelle radici; quell’altro ha più foglie secche; quest’altro è roso, morsicato nei fiori; quello trafitto, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido, troppo secco. L’una patisce incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l’altra non trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu non trovi una pianticella sola in istato di sanità perfetta. Qua un ramicello è rotto o dal vento o dal suo proprio peso; là un zeffiretto va stracciando un fiore, vola con un brano, un filamento, una foglia, una parte viva di questa o quella pianta, staccata e strappata via. Intanto tu strazi le erbe co’ tuoi passi; le stritoli, le ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi, le uccidi. Quella donzelletta sensibile e gentile, va dolcemente sterpando e infrangendo steli. Il giardiniere va saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro. (Bologna. 19. Aprile. 1826.). Certamente queste piante vivono; alcune perchè le loro infermità non sono mortali, altre perchè ancora con malattie mortali, le piante, e gli animali altresì, possono durare a vivere qualche poco di tempo. Lo spettacolo di tanta copia di vita all’entrare in questo giardino ci rallegra l’anima, e di qui è che questo ci pare essere un soggiorno di gioia. Ma in verità questa vita è trista e infelice, ogni giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben più deplorabile che un cemeterio), e se questi esseri sentono, o vogliamo dire, sentissero, certo è che il non essere sarebbe per loro assai meglio che l’essere”.

Non esprimo il mio commento e lascio a chi legge la riflessione e l’analisi di questi due luoghi di cui la curatrice scrive, “pur nelle diverse sfumature di senso, il susseguirsi delle immagini è identico nei due autori e sembrerebbe legittimo pensare che l’uno derivi dall’altro”.

 
Postato da Maria GraziaVisualizza Windows Live Spaces