IL COLLE

 Recanati, agosto 2008 – Il paesaggio che lo sguardo abbraccia dal Colle dell’Infinito potrà presto essere tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. E’ questa una delle tante novità che provengono dall’universo leopardiano attraversato da una vera e propria ‘rivoluzione’ che ha investito i luoghi e le stesse istituzioni che mantengono viva la memoria del grande poeta recanatese. Fabio Corvatta è il sindaco di Recanati e l’inevitabile dedizione alla figura del suo concittadino più illustre l’ha appena portato ad essere nominato anche presidente del Centro Nazionale Studi Leopardiani.
 

Presidente Corvatta, il Centro è in attività dal 1937 e ha contribuito a promuovere la figura di Leopardi nel mondo. Quali sono oggi i vostri obiettivi?
"Il Centro continua quella che è la sua naturale vocazione: la gestione di una collana di pubblicazioni, la cura dei rapporti internazionali con la definizione e la firma dei protocolli di intesa con gli studiosi leopardiani dei vari paesi del mondo. A queste attività vanno aggiunti alcuni progetti particolarmente importanti: la prima traduzione in inglese dello ‘Zibaldone’, l’istituzione di una cattedra curricolare all’università Suor Orsola di Napoli, la sistemazione della struttura che ospita il Centro e che in futuro dovrebbe ospitare anche il museo leopardiano».
 

Sembra esserci un grande fermento intorno alla figura di Leopardi ma fino a poco tempo fa era in discussione la stessa sopravvivenza del Centro…
"Senza Franco Foschi e la contessa Leopardi oggi non avremmo più niente. La legge ‘Leopardi nel mondo’, la creazione del Centro mondiale della Poesia e della Cultura hanno portato per anni risorse e interessi a Recanati, l’impegno della contessa è stato determinante perché ai massimi livelli istituzionali non venisse dimenticata l’importanza del poeta italiano più conosciuto all’estero. Purtroppo il quadro normativo è cambiato con la privatizzazione degli enti e all’improvviso ci siamo trovati con appena 30mila euro l’anno per far funzionare il centro che solo per stare aperto costa 120mila euro".
 

Dove trovate i soldi per Leopardi?
"Intanto abbiamo cambiato la struttura del Centro allargando il consiglio di amministrazione a 70 persone. Non per regalare gettoni di presenza, perché soldi da dare non ne abbiamo, ma piuttosto per aumentare l’opera di sensibilizzazione intorno alla figura di Leopardi. Il Centro si è così aperto agli studiosi, alle imprese, al mondo della cultura marchigiana, all’istituzione accademica. Abbiamo nel cda dei testimonial di prestigio come Pietro Citati, Rosario Priore, Maurizio Scaparro, i vertici del Piccolo di Milano. Con questo spirito di ritrovato ottimismo per le sorti del Centro e con la testimoniata attenzione del ministro Bondi, ci accingiamo a completare l’organizzazione del convegno internazionale di fine settembre che per quattro giorni porterà a Recanati studiosi di tutto il mondo a trattare la ‘Prospettiva antropologica in Leopardi’".
 

Tempo fa si era accesa la polemica intorno ad una possibile cementificazione del Colle dell’Infinito. Come è andata a finire quella storia?
"E’ andata a finire benissimo, abbiamo trasformato una minaccia in opportunità. Nessuna cementificazione del Colle, dopo una lunga mediazione con i proprietari di quelle aree siamo riusciti a varare un piano particolareggiato del Colle e delle zone comprese nel panorama che si gode dall’Infinito. Si recupera solo quello che già esisteva con una finalità di arricchire l’offerta turistica e l’attività rurale a tutela del paesaggio. Ormai tutti hanno capito che queste colline, questi panorami sono una grande opportunità turistica. Non vogliamo trasformare Leopardi in un brand ma certamente il poeta è stato il primo a capire l’universalità e l’umanità di questo paesaggio. Per questo la Regione Marche, la delegazione pontificia di Loreto, i Comuni di Loreto e Recanati hanno avviato tutto le procedure volte al riconoscimento di questi valori da parte dell’Unesco".

di MARTINO MARTELLINI

 

 
 

 

 
 

Versi immortali

CORO DI MORTI NELLO STUDIO DI FEDERICO RUYSCH
Sola nel mondo eterna, a cui si volve
Ogni creata cosa,
In te, morte, si posa
Nostra ignuda natura;
Lieta no, ma sicura
Dall’antico dolor. Profonda notte
Nella confusa mente
Il pensier grave oscura;
Alla speme, al desio, l’arido spirto
Lena mancar si sente:
Così d’affanno e di temenza è sciolto,
E l’età vote e lente
Senza tedio consuma.
Vivemmo: e qual di paurosa larva,
E di sudato sogno,
A lattante fanciullo erra nell’alma
Confusa ricordanza:
Tal memoria n’avanza
Del viver nostro: ma da tema è lunge
Il rimembrar. Che fummo?
Che fu quel punto acerbo
Che di vita ebbe nome?
Cosa arcana e stupenda
Oggi è la vita al pensier nostro, e tale
Qual de’ vivi al pensiero
L’ignota morte appar. Come da morte
Vivendo rifuggia, così rifugge
Dalla fiamma vitale
Nostra ignuda natura;
Lieta no ma sicura,
Però ch’esser beato
Nega ai mortali e nega a’ morti il fato.

 

(giacomo leopardi)

Per te Giacomo

 
Maria Grazia per GiacomoCuore rosso

Un pensiero

ERRORE DI UNA VITA TUTTA INTERNA

Pel manuale di filosofia pratica. A voler viver tranquillo, bisogna essere occupato esteriormente. Error mio nel voler fare una vita, tutta e solamente interna, a fine e con isperanza di esser quieto. Quanto più io era libero da fatiche e da occupazioni estrinseche, da ogni cura di fuori fino dalla necessità di parlare per chiedere il mio bisognevole (tanto che io passava i giorni senza profferire una sillaba), tanto meno io era quieto nell’animo. Ogni menomo accidente che turbasse il mio modo e metodo ordinario (e n’accadevano ogni giorno, perché tali minuzie sono inevitabili) mi toglieva la quiete. Continui timori e sollecitudini, per queste ed altre simili baie. Continuo poi il travaglio della immaginazione, le previdenze spiacevoli, le fantasticherie disgustose, i mali immaginarii, i timori panici. Gran differenza è dalla fatica e dalla occupazione, e dalle cure e sollecitudini stesse, alla inquietudine. Gran differenza dalla tranquillità all’ozio. Le persone massimamente di una certa immaginazione, le quali essendo per essa molto travagliati negli affari, nella vita attiva o semplicemente sociale, e molto irresoluti (come nota la Staël nella Corinna a proposito di Lord Nelvil); e le quali perciò appunto tendono all’amor del metodo e alla fuga dell’azione e della società, e alla solitudine; s’ingannano in ciò grandemente. Esse hanno più che gli altri, per viver quiete, necessità di fuggir se stesse, e quindi bisogno sommo di distrazione e di occupazione esterna. Sia pur con noia. Si annoieranno per esser tranquille. Sia ancora con afflizioni e con angustie. Maggiori sarebbero quelle che senza alcun fondamento reale, fabbricherebbe loro inevitabilmente la propria immaginazione nella vita solitaria, interiore, metodica. Chi tende per natura all’amor del metodo, della solitudine, della quiete, fugga queste cose più che gli altri, o attenda più a temperarle co’ lor contrarii; se vuol potere veramente esser quieto. Al che lo aiuterà poi il giudicare e pensar filosoficamente delle cose e dei casi umani. Ma certo un uom d’affari (senz’ombra di filosofia) ha l’animo più tranquillo nella continua folla e nell’affanno delle cure e delle faccende; e un uomo di mondo nel vortice e nel mar tempestoso della società, di quello che l’abbia un filosofo nella solitudine, nella vita uniforme e nell’ozio estrinseco.

(Giacomo Leopardi)

Complimenti

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Data e ora di inserimento: (12-05-2008, 17:32:23)

L’Assemblea dei Soci del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, riunitasi la mattina del 7 maggio scorso, ha eletto all’unanimità il Sindaco di Recanati Fabio Corvatta (Nella foto: al centro accanto ad Anna Leopardi, Fiorenza Ceragioli e alcuni soci del CNSL) alla carica di Presidente, su proposta del Comitato scientifico e dei Soci appartenenti alla famiglia Leopardi e alla famiglia Foschi.
Nell’esporre la proposta collegiale, Lucio Felici – coordinatore del Comitato scientifico – ha sottolineato come Fabio Corvatta, durante la malattia e dopo la scomparsa di Franco Foschi, si sia impegnato con saggezza e generosità nel dare seguito all’opera ventennale del compianto Presidente, riordinando la gestione amministrativa dell’istituto e promuovendo – in stretta collaborazione con i componenti del Consiglio di Amministrazione e del Comitato scientifico – varie iniziative di alto livello culturale: dalle celebrazioni dei 70 anni di vita del Centro Studi alle imminenti manifestazioni della “giornata leopardiana” del 29 giugno (ricorrenza della nascita del poeta), alla preparazione del grande Convegno internazionale che si svolgerà nel settembre prossimo. Ancora per suo merito, sono stati avviati accordi con università e istituti culturali italiani e stranieri, e si sta lavorando alacremente alla creazione di un nuovo Museo Leopardiano, che era uno dei progetti più tenacemente ideati e sostenuti da Franco Foschi.
Sempre all’unanimità, l’Assemblea ha rieletto la contessa Anna Leopardi Vicepresidente del Centro e ha confermato l’intero Consiglio di Amministrazione uscente, con l’integrazione di un nuovo membro nella persona di Paolo Foschi.
L’attuale Consiglio di Amministrazione risulta, pertanto, così composto: Anna Leopardi e Fabio Corvatta, membri di diritto; Giuseppe Casali, Fiorenza Ceragioli, Lucio Felici, Paolo Foschi, Emilio Peruzzi.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, si è riunita anche l’Assemblea dei Soci del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “Giacomo Leopardi”, che ha eletto all’unanimità il Consiglio di Amministrazione, così composto: Anna Leopardi e Fabio Corvatta, membri di diritto; la senatrice Silvana Amato, Socio fondatore; Fabiana Cacciapuoti, Franco D’Intino, Alberto Folin, Ferdinando Foschi.
Subito dopo, il Consiglio si è a sua volta riunito e, a norma di statuto, ha eletto Presidente Ferdinando Foschi, che raccoglie dunque l’eredità del fratello Franco. Anna Leopardi è stata confermata nel ruolo di Vicepresidente.
In una prossima riunione il Consiglio di Amministrazione sarà convocato dal nuovo Presidente per procedere alla nomina dei componenti del Comitato scientifico.

Il più amato

  

Merini batte Petrarca

Top ten della poesia. Leopardi meglio di Dante e Alda Merini batte
Petrarca

sabino-labia
  Venerdì 18 Aprile 2008 alle 11:26 Nessun commento

L’Infinito batte la Divina Commedia, o meglio Giacomo Leopardi
batte Dante
Alighieri
. È questo, infatti, il risultato del sondaggio mensile promosso
dalla Società
Dante Alighieri
sul sito Ladante.it.

Il massimo esponente del Romanticismo e del pessimismo, mal
sopportato dagli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, è risultato
il poeta più amato dagli italiani con il 25% delle preferenze, superando in una
sfida stellare il Sommo Poeta tanto rivalutato negli ultimi anni grazie alle
declamazioni televisive di Roberto Benigni e che ha ricevuto il 17% dei
consensi.

Certo versi come “Sempre caro mi fu quest’ermo colle, E
questa siepe, che da tanta parte De l’ultimo orizzonte il guardo esclude

sono tra le più alte espressioni della nostra letteratura e ancora oggi sembrano
provocare emozioni e ispirazioni in ognuno di noi così come ha dichiarato una
cantante rock come Gianna Nannini: “È come se mi
raccontasse il nostro mondo di oggi, come se vedesse più lontano e avesse già
previsto tutto”.

Al terzo posto di questa straordinaria classifica, cui hanno
dato il loro voto milioni di internauti, troviamo Eugenio Montale seguito da
Giuseppe
Ungaretti
e Giovanni Pascoli. Una
nota di particolare merito va sicuramente alla poetessa milanese Alda Merini che con la
sua decima posizione è l’unica vivente ad essere entrata nell’Olimpo della
poesia precedendo addirittura mostri sacri come Petrarca, Carducci e
Quasimodo.

 

Classifica

1-Giacomo Leopardi

2-Dante Alighieri

3-Eugenio Montale

4-Giuseppe Ungaretti

5-Giovanni Pascoli

6-Ugo Foscolo

7-Luigi Pirandello

8-Alessandro Manzoni

9-Cesare Pavese

10-Alda Merini

11-Francesco Petrarca

12-Primo Levi

13-Gianni Rodari

14-Italo Calvino

15-Giosuè Carducci

16-Salvatore Quasimodo

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Servizi del Giorno

14/04/2008 

ore 13.18 

Cultura 

LA BELTÀ NEGLI OCCHI DI
SILVIA NON SI DIMENTICA: È GIACOMO LEOPARDI IL POETA ITALIANO PIÙ AMATO/ A
RIVELARLO IL SONDAGGIO MENSILE DELLA DANTE ALIGHIERI 

ROMA aise –
"Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà
splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il
limitare di gioventù salivi?". Con molta probabilità hanno contribuito anche i
celebri versi iniziali di "A Silvia" a proiettare Giacomo Leopardi sul gradino
più alto del podio tra i poeti più amati. A rivelarlo è il sondaggio mensile
proposto dal sito Internet della Società Dante Alighieri www.ladante.it: successo incontrastato
del poeta di Recanati con il 25% dei voti complessivi, seguito dal già
"pluripremiato" Dante Alighieri con il 17%, da Eugenio Montale con il 12% e da
Giuseppe Ungaretti con l’8%. Due "colossi" del calibro di Giovanni Pascoli e Ugo
Foscolo ottengono il 4% delle preferenze, mentre il 2% colloca in settima
posizione, tutti a pari merito, Luigi Pirandello, Alessandro Manzoni, Cesare
Pavese, Francesco Petrarca, Primo Levi e Alda Merini, unica poetessa vivente tra
i primi 15 della classifica. Percentuali leggermente inferiori per Carducci,
Calvino, Quasimodo, D’Annunzio, Boccaccio, Verga e Saba.
"Leopardi è un
classico assoluto e quindi non sorprende la sua grande fortuna", commenta alla
"Dante" Alberto Casadei, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di
Pisa. "Certamente i suoi temi sono più affini anche all’uomo contemporaneo
rispetto a quelli di Dante e la sua poesia è in apparenza più semplice di quella
di Montale. Forse il motivo della perdurante fortuna di Leopardi, rispetto per
esempio a Manzoni, è proprio dovuto alla sua capacità di coniugare limpidezza
formale e alta densità di pensiero".
In che modo la poesia di Giacomo
Leopardi può rispecchiare l’identità italiana e il modo di essere degli
italiani? "Leopardi ha saputo riflettere sui nostri costumi", spiega Casadei,
"basti pensare al tuttora validissimo "Discorso sopra lo stato presente dei
costumi degl’italiani", e insieme sulla condizione umana moderna. Proprio per
questo la sua riflessione non è valida solo per il suo tempo, ma offre molti
spunti anche per interpretare il nostro".
Può essere stato un verso in
particolare a fare la differenza nella scelta dei votanti, di cui circa il 30%
dall’estero? "Certamente sono memorabili molti versi di Giacomo Leopardi",
prosegue lo studioso, "così come di Montale, per non parlare, ovviamente, di
Dante. Umberto Saba diceva che "e chiaro nella valle il fiume appare" de "La
quiete dopo la tempesta" è il più bel verso della nostra letteratura. In ogni
caso, l’interesse per la poesia rimane in Italia altissimo, nonostante le scarse
vendite dei maggiori poeti attuali, che bisognerebbe far conoscere di più anche
all’estero, visto che tra i risultati del sondaggio proposto dalla "Dante
Alighieri" compare solo Alda Merini".
Insomma: quale significato traspare da
questo sondaggio? Per Casadei "la classifica rispecchia molti dei valori
acquisiti sulla base della tradizione scolastica e universitaria italiana, ma
con alcune sorprese interessanti. Per esempio, il modesto riscontro di autori
fondamentali come Petrarca è segno della maggiore difficoltà a cogliere oggi gli
elementi più innovativi e duraturi della loro opera: su questo, la scuola,
l’università ma anche le associazioni importanti per la diffusione della nostra
cultura, come la stessa Dante, sono chiamate a confrontarsi seriamente".

"Per me Dante è in assoluto uno dei più grandi autori mai esistiti e quindi
il mio voto sarebbe andato senza dubbio a lui", conclude Alberto Casadei. "Mi
spiace di non vedere nella classifica poeti-narratori come Ariosto o Tasso e
nemmeno importanti poeti recenti, come Saba, Luzi o Sereni".
Esclusa
l’Italia, in netta maggioranza con circa 2 milioni di accessi nel periodo del
sondaggio, i contatti più numerosi provengono ancora dal continente americano,
Argentina e Brasile su tutti, con un notevole incremento dal Canada. In Europa
spiccano Svizzera, Francia, Spagna, Polonia, Germania ed Olanda, mentre in Asia
la palma d’oro va al Giappone. La graduatoria totale è sempre visibile sul
portale della Dante, che offre anche l’opportunità di consultare i risultati
finali di tutti i sondaggi precedenti. (aise) 

Editrice SOGEDI
s.r.l. – Reg. Trib. Roma n°15771/75
 

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Amore e morte

muor giovane colui ch’al cielo è caro
MENANDRO.

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
Ingenerò la sorte.

 

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