Non somiglia all’infinito?

Solitudine di Li-Po(701-762 dopo Cristo)

Su questo colle solitario siedo

presso il lago montano sotto pini

taciturni. L’immagine del sole

si disegna tranquilla dentro l’acqua,

non un’onda s’increspa nella quiete,

non una foglia fruscia né un insetto.

Qui immobile seduto penso a spazi

sconfinati e paurosi; mi dimentico

di me stesso e del mondo e già mi pare

che le mie membra giacciano disperse:

coi silenzi del luogo si confondono.

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. cielo
    Nov 13, 2009 @ 07:10:42

    Credi che Leopardi possa aver "copiato"?

    Rispondi

  2. Carmelina
    Nov 13, 2009 @ 17:44:13

    In effetti sì, è molto somigliante.Chissà che, anche chi abbia tradotto il testo originale, non lo abbia pensato, vista la scelta ( che sembra quasi mirata ) di molte parole, che ritroviamo identiche nell’ Infinito di Giacomo.Tuttavia, se entrambe le liriche si chiudono con quella sorta di quasi ipnotico ed irresistibile richiamo, esercitato dal Nulla – Infinito – Eterno sul Poeta, direi che le premesse sono assai diverse.L’ Infinito leopardiano descrive, come sappiamo, un percorso fisico – interiore, che si articola in contrasti numerosi e ben evidenziati : vicino – lontano ( questo – quello ); limitato – infinito; passato – presente; rumore – silenzio.Qui, invece, non sono descritte contrapposizioni di sorta, ma una stasi assoluta, che appartiene alla natura circostante, ma anche alla mente del Poeta. Ed in questo, cioè nella corrispondenza di situazione fra l’ esterno e l’ interiorità del Poeta, ritroviamo un’ altra analogia fra le due liriche.A parte ciò possiamo dire che quello che nell’ Infinito è il risultato di un progredire percettivo e mentale insieme, durante il quale le contrapposizioni gradualmente si ricompongono, fino a stemperarsi del tutto nel “naufragio” finale nell’ Indistinto, nel quale i contrari non hanno più, per logica, ragione di esistere, nella lirica di Li – Po appare essere questo un dato già acquisito e consolidato fin dall’ inizio.Egli non deve infatti compiere quel faticoso e tortuoso cammino conoscitivo, alla fine del quale c’è l’ approdo alla consapevolezza della sostanziale irrilevanza delle contrapposte categorie, che dominano invece, fittiziamente ed artificiosamente, sin dai suoi albori, la nostra cultura occidentale. Come dire, egli è di qualche passo più avanti di Giacomo nell’ accogliere in sé il senso ultimo del destino dell’ uomo e delle cose. Egli non avverte di dover risolvere contraddizioni di sorta per sentirsi partecipe dello stesso destino che coinvolge tutte le cose che compongono la natura, perché egli è già consapevole e non differenziata parte di essa.Ciao, Giacomo:)

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