Lo Zibaldone

GIACOMO LEOPARDI? FACCIAMOLO A PEZZI

Repubblica — 25 settembre 1997   pagina 36   sezione: CULTURA

Due edizioni in un anno, a distanza di alcuni mesi l’ una dall’ altra, sono un ragguardevole primato per lo Zibaldone di Giacomo Leopardi. Opera smisurata, nel senso bello della parola, debordante e fluttuante scartafaccio, ha avuto nel febbraio scorso l’ incoronazione di un Meridiano Mondadori (a cura di Rolando Damiani) ed esce ora in una versione del tutto nuova, che dovrebbe consentire una lettura più "saggistica". E, forse, più agevole, come se improvvisamente in un bosco fitto e scuro, attraente ma dall’ aspetto informe, si rinvenisse la traccia di un sentiero, con tante indicazioni e segnavia: si guadagna tempo ad uscire dalla macchia, ma non è certo che si goda tutto l’ ossigeno che sprigionano le piante.Oggi a Recanati, ospite del Centro studi leopardiani, l’ editore Donzelli presenta il primo di sei volumi di un’ edizione tematica dello Zibaldone, curata da Fabiana Cacciapuoti e con la prefazione di Antonio Prete (si intitola Trattato delle passioni, pagg. 220, lire 35.000). Cacciapuoti è archivista alla Biblioteca nazionale di Napoli, dove sono conservati i sei quaderni manoscritti dello Zibaldone che alla fine del secolo scorso vennero strappati, dopo una guerra legale, a due donnette analfabete che avevano servito in casa di Antonio Ranieri (in quella casa Leopardi visse gli ultimi anni della sua vita e morì nel giugno del 1837). L’ edizione è fissata su indici, schedari e soprattutto su "polizzine" che lo stesso Leopardi approntò, indici, schedari e "polizzine" già pubblicati e finora utilizzati dai lettori più curiosi e dagli studiosi che volevano rintracciare i percorsi dello Zibaldone, ma che ora diventano la guida per raggruppare gli argomenti che nel testo sono sparpagliati in mille frammenti. E’ un’ operazione filologicamente ineccepibile, rispettosa del labirinto intellettuale che lo Zibaldone contiene come uno scrigno? Non si rischia di perdere la trama di rimandi agli altri testi che Leopardi compone contemporaneamente alle note dello scartafaccio? Fra i leopardisti la discussione è aperta. Lo Zibaldone viene iniziato da Leopardi nel 1817. Il giovane contino ha diciannove anni, ma già una strabiliante mole di studi filologici, conosce il greco e l’ ebraico, compone opere d’ erudizione in latino. Nella primavera entra in contatto conPietro Giordani, critico letterario di peso nell’ Italia di allora, e inizia con lui un carteggio fra i più belli dell’ Ottocento. Giordani gli apre un mondo e Giacomo, pur senza demolire direttamente il modello del "letterato cristiano" che il padre Monaldo e la piccola Recanati gli hanno posto di fronte, mette a confronto continuamente le sue convinzioni culturali con una realtà che le smentisce. Per la prima volta si sente parte di un ambiente intellettuale dove circolano idee del tutto opposte a quelle di cui si è cibato. Da quel momento inizia l’ abbandono della fede cristiana e, contemporaneamente, dei valori di una società di ancien régime. Il 1817 si chiude per Leopardi con un altro evento, tutto privato. Poco prima di Natale conosce Gertrude Cassi Lazzari, cugina del padre, più grande di lui di otto anni. E se ne innamora, "d’ un affetto veramente puro", sente nel cuore "un doloroso piacere", "il più vero e sodo bene ch’ io ora possa cercare". Lo Zibaldone prende l’ avvio fra luglio e agosto. Leopardi non vuole disperdere le conoscenze che accumula e assume l’ abitudine di annotare le sue riflessioni, ferma sulla pagina divagazioni letterarie, le affianca ad appunti critici, a note di materia filosofica e filologica. Non gli è chiaro quale destinazione debbano avere quegli scritti, che intanto crescono, imboccano direzioni diverse, circolano su se stessi. Intorno al 1820 comincia a datare quei fogli, poi, qualche anno dopo, avverte la necessità di costruirsi una bussola per penetrare in quel mare di pensieri senza perdere l’ orientamento.Piano piano annota su una scheda l’ essenza di quel che andava scrivendo, costruisce, a scopo privato, una specie di indice. Ancora non ha deciso se e come usarlo, ma intanto molti argomenti dello Zibaldone li travasa nelle Operette morali, che vedono la luce dall’ estate del 1824. Due anni dopo l’ editore milanese Antonio Fortunato Stella, che già gli passa un misero compenso per commentare le Rime di Petrarca, propone a Leopardi di compilare un Dizionario filosofico-filologico sul modello settecentesco. Leopardi risponde di aver già pronto molto materiale, al quale però manca quello che chiama "uno stile", e inoltre la scrittura è a stento intellegibile a lui stesso. "Bisognerebbe", scrive a Stella, "che io rileggessi tutte quelle migliaia di pagine, segnassi i pensieri che farebbero al caso, li disponessi, li ordinassi…". Ed è ciò che da quel momento inizia a fare, ma interrompendo di continuo il lavoro. E’ sempre sedotto dall’ idea di sistemare quelle migliaia di pagine che si trascina fra Roma, Bologna, Milano, Pisa, e che gli potrebbero dare sicurezza e fama, ma al tempo stesso è assalito dall’ immensità del proposito, scoraggiato, e alla fine desiste. Lo schema che Leopardi viene costruendo, ma che poi non porta a conclusione, ha tutta l’ aria d’ un progetto, secondo Cacciapuoti. E’ la prova, scrive, che il poeta di Recanati "è animato da una forte tensione al sistema, proprio perché a quel tipo di scrittura l’ autore confidava i percorsi di una serie di trattati che avrebbero dovuto compiere la funzione di altrettante parti di un unico e complessivo lavoro". Alla lettura discontinua, fascinosa nel suo procedere rapsodico, Cacciapuoti sostituisce un diverso procedimento, che, asserisce, viene indicato da Leopardi stesso. E quindi accorpa per materia gli sparsi frammenti delle sue riflessioni. Non fanno più la loro bella figura gli sbalzi cronologici, le acrobazie intellettuali, la risonanza di un frammento a distanza di mesi, gli sviluppi diacronici, il flessuoso incedere di un pensiero che, nello stesso giorno, salta dall’ analisi implacabile del "male" che domina anche in un giardino fiorito alla noterella linguistica su Voltaire e al piacere che regala un’ ode di Anacreonte. I pensieri dello Zibaldone, nella versione Cacciapuoti, assumono "il ritmo intenso, ossessivo, ripetitivo che la restituzione dei tracciati alla loro unità porta in luce, rendendo il respiro del testo, la tensione delle frasi, la genesi di un pensiero da un altro". Ne acquista il filosofo, perde qualcosa il poeta. – Francesco Erbani

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