Vivere più a lungo o vivere meglio?

LA RAGIONE, IL CORPO, LA VITA.

KANT, HUFELAND, LEOPARDI

Loretta Marcon

Christoph Wilhem Hufeland, medico tedesco

 è, nel presente studio, personaggio che

fa da trait-d’union tra il .filosofo Immanuel Kant e il

poeta-.filosofo Giacomo Leopardi. L’opera che qui

si discute, L’arte di prolungare la vita umana, inviata

dal medico a Kant, sarà da questi apprezzata e

discussa nel Con.itto delle facoltà ; il .filosofo tedesco,

infatti, fu sempre molto attento alla medicina

e alle sue scoperte e preoccupato, secondo le

sue rigide regole razionali, di conservarsi in vita

il più a lungo possibile. Posizione esattamente

contrapposta è quella di Leopardi che esporrà il

suo scetticismo, nei riguardi di quell’opera che

anche lui conosceva, nello Zibaldone e nel Dialogo

di un Fisico e di un Meta.sico, con la convinzione

che « infelicissima com’è la vita » avrebbe stimato

di più chi gli avesse insegnato ad abbreviarla. La

sua critica è rivolta non solo ad una certa astrattezza

dell’opera dell’Hufeland, ma anche alla sua

visione parziale della vita umana. Una delle antitesi

che caratterizzano il pensiero leopardiano è,

infatti, quella tra esistenza e vita, che diventa qui

quella tra vivere a lungo e vivere felici. Può la ragion

pura aiutare a vivere ? O non si potrebbero, invece,

richiamare anche le ragioni del cuore di pascaliana

(e leopardiana) memoria ?

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