Un nuovo libro.

Data e ora di inserimento: (14-09-2007, 12:56:32)

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Leopardi scopre Galileo negli studi scientifici giovanili e lo tiene in
grande considerazione nella ‘Storia della Astronomia’ (1813).
L’apprezzamento dell’opera di Galilei è un filo conduttore della sua
maturazione filosofica e letteraria: Leopardi ne riconosce l’«efficacia
e scolpitezza evidente" (1818, lo definisce "forse il più gran fisico e
matematico del mondo" (1821)lo esalta per «magnanimità e di pensare e
di scrivere» (1827) e ancor più come «il primo riformatore della
filosofia e dello spirito umano» (1828). L’opera di Galilei risuona in
alcuni snodi teorici del pensiero di Leopardi: il problema del metodo
della conoscenza, il rapporto tra caso e progresso nella scienza, la
concezione “stratonica” del cosmo, la relazione tra conoscenza e
felicità, ragione e sentimento. Tuttavia tale centralità non traspare
nelle opere pubblicate, a eccezione dei diciassette brani della
‘Crestomazia della Prosa’(1827), sedici dei quali nella sezione della
‘Filosofia speculativa’ dove si ritrova la più alta sintonia con il
pensiero e la figura di Galilei, riflessa nel ritratto che Leopardi
avrebbe voluto dare di sé ai posteri. Il libro individua la presenza di
Galilei nelle letture leopardiane, negli scritti giovanili e nelle
opere edite e inedite, con un’attenzione particolare allo ‘Zibaldone’ e
alla’Crestomazia della Prosa’, ritrova un progressivo incremento di
interesse, saggia un confronto decisivo, riconosce in Galilei un
modello di stile e di pensiero, ma scopre anche perché Leopardi ha
difficoltà nell’affrontare la questione del processo allo scienziato
pisano e nel rendergli pubblicamente quel posto centrale nella cultura
italiana che privatamente riconosce. Emerge la sua scarsa propensione
alla matematica, la sua ritrosia a seguire gli ideali liberali, ma
anche un conflitto a distanza con il padre sulla legittimità del
sistema galileiano , e in fondo dell’accettazione o meno della
centralità della fede cristiana rispetto alle verità dei filosofi. Due
le appendici. La prima segue lo “sguardo sul cosmo” di Calvino, tra
Leopardi e Galileo; la seconda ripropone quel «librettino molto
importante» di «pensieri filosofici e belli» di Galilei che Leopardi
aveva trascelto per la Crestomazia, in quella che fu la prima antologia
di prose galileiane.

Gaspare Polizzi insegna Storia della Scienza all’Università di Firenze.
È studioso di storia del pensiero filosofico e scientifico, con
particolare riferimento alla filosofia e all’epistemologia francesi (H.
Poincaré, G. Bachelard, P. Valéry e M. Serres) e alla filosofia
naturale tra ’700 e ’800 (G. Leopardi). Tra le sue pubblicazioni in
volume si ricordano: ‘Scienza ed epistemiologia in Francia’
(1900-1970); ‘Forme di sapere e ipotesi di traduzione’ 1984; ‘Michel
Serres’1990; H. Poincarè, ‘Il valore della scienza’; ‘Leopardi e la
filosofia’ 2001; ‘Tra Bachelard e Serres’2003; Leopardi e “le ragioni
della verità”; ‘Scienze e filosofia della natura negli scritti
leopardiani’ 2003

In copertina: Vasilij Kandinskij, Accento in rosa1926, Parigi, Centre Georges Pompidou.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. paolina
    Set 17, 2007 @ 09:37:16

    sono contenta che ad una persona di elevata cultura come vedo che sei tu sia piaciuto il mio blog. torna presto a trovarmi, lo aggiorno spesso e cerco sempre di trattare temi interessanti.
    una buona giornata 🙂 

    Rispondi

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