Incredibile

Che c’azzecca Moccia con
Leopardi?

Caro Severgnini,
sono un
docente di Lettere, insegno in una scuola media dove ogni giorno tento di
resistere all’imbarbarimento culturale, ma io ci provo lo stesso, anche cercando
di instillare nei miei alunni il piacere della lettura, quella vera: Stevenson,
Dickens, Salgari, ma anche Omero, Dante (basta presentarli in una chiave
adeguata all’età, vi assicuro che si appassionano!) e, of course, Leopardi…
Beh, domenica sera mi sono recato a Porto Recanati, avevo letto su vari
quotidiani (anche nazionali, con commenti "salaci" a dir poco) che ivi sarebbe
stato assegnato il premio "Leopardi-La ginestra" a Federico Moccia! Non potevo
crederci, il nostro amato Giacomo usato quale strumento di gratificazione per
l’autore (non riesco a definirlo "scrittore", perdonatemi) simbolo della deriva
culturale odierna: già, quello di "Tre metri sopra il cielo", dei film con
Scamarcio e dei lucchetti che hanno prodotto il crollo strutturale di una
colonna del Ponte Milvio a Roma! Il "premio" gli sarebbe stato conferito con la
motivazione di "aver saputo proporre in termini moderni e convincenti i temi
leopardiani del mito della gioventù, della follia dell’odio come principio di
distruzione, e della magia dell’amore come motore vivificante dell’esistenza".
Oddio, allora diamo il Pulitzer a Corona, il Nobel per l’economia a Ricucci e
l’Oscar allo stesso Scamarcio, via! Eh, no, mi sono detto, ci sono dei momenti
nella vita in cui bisogna indignarsi, inalberarsi, ribellarsi: soprattutto se si
ha un ruolo educativo. Così, mi sono fatto coraggio e, dopo aver sopportato
un’ora e mezza di "Apologia di Moccia", al momento della premiazione ho espresso
il mio dissenso gridando "vergogna" e usando toni decisi (ma mai volgari) di
lecita e, a mio avviso, doverosa contestazione. Ebbene, sono stato fatto oggetto
di improperi (questi sì, anche volgari) da parte di alcuni ultrasettantenni (ma
Moccia non era l’idolo dei giovani? Fortunatamente stamattina sono stato
svegliato da telefonate di amici, colleghi e (veri) scrittori che mi hanno
espresso la massima solidarietà, unita ad assoluta costernazione per tale offesa
a Leopardi e alla cultura in generale. Concludo, osservando come non sia affatto
strano che lo "psichiatra mediatico" Meluzzi sia stato il fautore di tale
operazione, ma che altresì appaia alquanto triste che proprio il locale Centro
Studi Leopardiani ne sia stato il promotore: a conferma del pessimo rapporto che
già in vita il poeta aveva con i suoi conterranei… non è cambiato molto,
purtroppo.

Prof. Edilio Giuseppe Venanzoni Macerata, edilioven@libero.it


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