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Giacomo Leopardi (1798-1837)

 

Giacomo Leopardi in un francobollo commemorativo italiano del 1937
Dallo: Zibaldone  [1821 e 1824] [1].

/ p. 1840 / Non sarebbe fischiato oggidì, non dico in Francia, ma in qualunque parte del mondo civile, un poeta, un romanziere ec. che togliesse [scegliesse, Ndr] per argomento la pederastia.[2], o l’introducesse in qualunque modo; anzi chiunque in una scrittura alquanto nobile s’ardisse di pur nominarla senza perifrasi? 

Ora la più polita [3] nazione del mondo, la Grecia, l’introduceva nella sua mitologia (Ganimede), scriveva elegantissime poesie su questo soggetto, donna a donna (Saffo), uomo a giovane (Anacreonte) ec. ec. ne faceva argomento di dispute o trattati rettorici o filosofici (I. ep.<istola> greca di Frontone.[4]), ne parlava nelle più nobili storie colla stessissima disinvoltura, con cui si parla degli amori tra uomo e donna ec. Anzi si può dir che tutta la poesia, la filosofia e la filologia erotica greca versasse principalmente sulla pederastia, essendo presso i greci troppo volgare e creduto troppo sensuale, basso, triviale, indegno della poesia ec. l’amor delle donne, appunto perché naturale. V.<edi> il Fedro, il Convito di Platone gli Amori di Luciano ec.

Il vantato amor platonico (sì sublimemente espresso nel Fedro) non è che pederastia. Tutti i sentimenti nobili che l’amore inspirava ai greci, tutto il sentimentale loro in amore, sia nel fatto sia negli scritti, non appartiene ad altro che alla pederastia, e negli scritti di donne (come nella famosa ode o frammento di Saffo fàinetai moi.[5] ec.), all’amor di donna verso donna.

Basta conoscere un sol tantino la letteratura greca da Anacreonte ai romanzieri, per non dubitar di questo, come alcuni hanno fatto (epist.<ole> di Filostrato, Aristeneto ec. [6]).

E Virgilio il più circospetto non solo degli antichi poeti, ma di tutti i poeti, e forse scrittori; certo il più polito ed elegante di quanti mai scrissero; intendente [7], gelosissimo, e / p. 1841 / modello di finezza, e d’ogni squisitezza di coltura, in un tempo [8] ec. ec. ridusse ed applicò all’infame pederastia il sentimento, e ne fece il soggetto di una storietta sentimentale nel suo Niso ed Eurialo.

(4 Ott. 1821)
 

Scena di corteggiamento omosessuale, da un vaso greco del IV secolo a.C.

/ p.1841 / V<edi> il pensiero precedente, e nota che forse all’esuberanza di vita si può attribuire la grande universalità della pederastia nella Grecia, e in oriente (dove credo che questo vizio ancor domini), mentre fra noi bisogna convenire che questo è un vizio antinaturale, un’inclinazione che il solo eccesso di libidine snaturante i gusti e l’inclinazioni degli uomini, può produrre. 
Così discorrete degli antichi (certo esuberanti di vita) rispetto ai moderni.

(4 Ott. 1821)

fregio di separazionefregio di separazionefregio di separazione

 / p. 4047 / (…) Alle altre barbarie umane da me altrove notate si aggiunga la pederastia, snaturatezza infame che fu pure ed è comunissima in Oriente (per non dir altro) e non fu solo propria de’ barbari ma di tutta una nazione così civile come la greca, e per tanto tempo (lasciando i romani), e sì propria [e tanto comune, NdR] che sempre che i greci scrivono d’amore in verso o in prosa, intendono (eccetto ben rade volte) di parlar di questo siffatto, voluto fino ridurre in sentimentale da Platone massimamente [9], nel Convivio e più nel Fedro, e altrove, e da Senofonte poi nel Convivio. E Saffo con tanta tenerezza canta la sua innamorata.

Quanto noccia [sia nocivo NdR] questo infame vizio alla società ed alla moltiplicazione del genere umano, è manifesto ec. ec.

Aggiungansi similmente gli spettacoli de’ gladiatori, e l’altre barbarie romane ec. ec. 

(15 Marzo 1824)

L’autore ringrazia fin d’ora chi vorrà aiutarlo a trovare immagini e ulteriori dati su persone, luoghi e fatti descritti in questa pagina, e chi gli segnalerà eventuali errori in essa contenuti.

Note

[1] Il testo da: Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, Le Monnier, Firenze 1921-1924, come online nel Progetto Manuzio (online si trova anche qui). 
L’opera è più nota come Zibaldone di pensieri: è una raccolta di appunti ed osservazioni.
(In arancione le parole che in futuro conterranno i link verso i documenti citati).

Su quella che io penso sia l’omosessualità di Leopardi si veda il saggio biografico che gli ho dedicato.

[2] In quest’epoca il termine indicava, come eufemismo, non tanto la pedofilia, quanto il coito anale fra uomini.

[3] Nel senso di "civile".

[4] Leopardi allude qui al cosiddetto Discorso sull’amore [Lògos erotikòs] [ca. 139 d.C.] di Marco Cornelio Frontone (ca. 100 – ca. 166/170 d.C.). Una traduzione italiana, col testo greco a fronte, è in: Marco Cornelio Frontone, Opere, Utet, Torino 1979, pp. 503-511.
Si tratta di una dissertazione scritta sulla falsariga del Fedro di Platone, in cui l’autore confronta se stesso, (ammiratore non innamorato), con un "innamorato", e sostiene che la propria disinteressata e temperante amicizia è migliore di quella dell’innamorato.

[5] Le prime due parole ("A me sembra…") di una celebre poesia di Saffo (nel testo di Leopardi le due parole sono scritte in caratteri greci: le ho traslitterate io).

[6] Allusione alle numerose lettere d’amore omosessuale contenute in: Filostrato di Lemno senior (ca. 170-ca. 245 d.C.), Lettere [Epistolài erotikài] [sec. II-III d.C.]. In: Le opere dei due Filostrati, Tipografia Molina, Milano 1831, vol. 2, pp. 349-405. Testo greco in: The letters of Alciphron, Aelian and Philostratus, Loeb 1959, pp. 415-545. L’altro documento a cui si allude è: Aristeneto di Nicea (secc. V-VI d.C.), Lettere [Erotikài epistolài] [ca. 500 d.C.], in: Collezione degli erotici greci tradotti in volgare, Capurro, Pisa 1817, vol. 4. Testo greco: Epistolarum libri II, Teubner, Stuttgart 1971. (Si veda I, 8  e I, 20).

[7] "Conoscitore".

[8] "Al tempo stesso".

[9] "Soprattutto".


Ripubblicazione consentita previo permesso dell’autore: scrivere per accordi.

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