Vecchi e giovani in Leopardi

Un argomento che mi sembra di assoluta attualità è quello che viene illustrato da Giacomo nello Zibaldone:
"Umanità degli antichi ec. Vecchi. Cosa lacrimevole, infame, pur naturalissimo, il disprezzo de’ vecchi, anche nella società più polita. Un vecchio (oggi, in Italia, almeno) in una compagnia, è lo spasso, il soggetto de’ motteggi di tutta la brigata. Nè solo disprezzo: trascuranza, non assisterli, non prestar loro quegli uffizi, quegli aiuti, il cui commercio è il fine e la causa della società umana, de’ quali i vecchi hanno tanto più necessità che gli altri. I giovani sono serviti, i vecchi conviene che si servan da se. In una medesima stanza, se ad una giovane cadrà di mano il fuso, il ventaglio, sarà pronto chi lo raccolga per lei; se ad una vecchia, a cui il levarsi in piedi, l’incurvarsi, sarà penoso veramente, la vecchia dovrà raccorselo essa. E così ancora in casi di malattie ec. ec. Spesso i vecchi, anco in uguaglianza di condizione, hanno ad [4518]aiutare e servire i giovani. E parlo d’aiuti e di servigi corporali. Ci scandalizziamo di quei Barbari che si fanno servir dalle donne: ma il fatto nostro è lo stesso, se non peggiore. E viene dallo stesso spietato e brutale, ma naturale principio, che il forte sia servito, il debole serva. 
Il pensiero è del 1829.
Già nel 19° secolo dunque c’era la cattiva abitudine di non curarsi più di tanto dei vecchi? Probabilmente, io credo, questo succedeva nelle famiglie nobili nelle dimore delle quali esisteva una servitù pronta a raccattare ventagli o correre per un aiuto improvviso. Più semplicemente nella società contadina del tempo (ed anche del nostro, almeno di quelli tra noi più maturi) era d’uso che nelle famiglie patriarcali (come era nel tempo passato), la persona anziana venisse accudita dagli altri componenti della famiglia (nuore, nipoti, fratelli ecc..)l. Fortunata dunque la "plebe"? Anche per questo fortunata? Non solo per il lavoro "esteriore" che consentiva di fuggire la noia esistenziale!
Ma, ricordiamo, anche l’educazione dei bambini era molto spesso delegata ad altri nelle nobili famiglie, non sentendo, soprattutto, la madre ma anche il padre, la necessità di seguire i rampolli personalmente. Sappiamo che, in questo, Giacomo fu una eccezione, poiché il padre addirittura giocava con i suoi ragazzi e la madre, checché se ne dica, curava personalmente i figli, ad es. i loro geloni; che poi costei avesse un carattere quasi virile, di una razionalità da far paura, questo è altro discorso… Molte donne e madri, anche oggi, non manifestano tenerezze apertamente pensando, secondo un concetto errato di pedagogia, che farlo sarebbe debolezza!
Bambini e vecchi non occupavano, evidentemente, un posto di rilievo in quella società.. Probabilmente i maschi erano senz’altro più fortunati: a loro vantaggio venivano enumerate doti di saggezza che solo un vegliardo poteva possedere. Ma, in quanto ai "servigi", pare che questi "saggi" non avessero la consolazione di vedere un giovane nipote occuparsi di loro.
Trasportato ad oggi, il discorso si potrebbe snodare lungo sentieri contigui, quali l’educazione, il rispetto, il valore della persona e così via…
Che ne dite?
E’ ben triste la conclusione del pensiero leopardiano, è una conclusione che ricorda tanto le leggi di natura: solo il forte sopravvive…
Pubblicato da Maria Grazia
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