La poesia

Giornata Mondiale della Poesia #2

Che cos’è la poesia? In un’intervista apparsa pochi anni prima della sua morte, Franco Fortini disse che rispondere è come voler spiegare “che cos’è l’uomo” o “che cos’è il mondo”. Ogni definizione sarebbe mutila. Incompleta. Approssimativa.
E soprattutto che cos’è oggi la poesia? Ha ancora senso oggi, nell’epoca dell’apparire, del consumismo sfrenato, del disimpegno, della messa in crisi dei sentimenti più basilari, della rincorsa al denaro, dedicarsi ad una pratica così antitetica rispetto agli elementi appena elencati come quella dello scrivere o del leggere versi?
È vero. L’Italia è un paese di santi, navigatori e poeti. Definizione questa che conserva tuttora il suo fascino e che spiega la propensione degli italiani alla pratica della scrittura di versi. Si dice, ancora, che in Italia ci siano più scrittori che lettori di poesia. Tutti, e questa è una visione romantica anch’essa fascinosa, nella loro vita hanno composto, rinchiusi tra le mura della loro stanzetta, piccole poesie nelle quali erano concentrati i dolori e le gioie della loro vita quotidiana.
Una sorta di diario privato strutturato utilizzando gli a capo tipici della scansione in versi.
A questo concetto d’ampio respiro si può accostare una definizione di poesia più consapevole, considerando la stessa come un discorso, o ragionamento, o una comunicazione dove prevalgono elementi di ritmo e cadenze, di ripetizioni, di immagini che alterano i significati immediati e che gli conferiscono, oltre ai primi, anche significati interiori.
Non a caso ho utilizzato il termine comunicazione. Perché si ha poesia quando c’è in chi la scrive la consapevolezza di rivolgersi ad un gruppo, anche minimo, di lettori o uditori. Ma leggere o ascoltare poesia non è una pratica scontata. Soprattutto oggi, dove tutto avviene nel frastuono. La poesia non ama il frastuono. Necessita di silenzio. Ci sono più scrittori che lettori di poesia perché non siamo abituati ad ascoltare. Un grosso fattore limitante al riguardo è da imputare a tutto il sistema dell’insegnamento della letteratura nelle nostre scuole, basato sulla necessità di far circolare solo nozioni, idee castrate, senza conseguenze.
Perché oltre il piano dell’anagrafe di uno scrittore c’è quello dello spirito.
E quello spirito appartiene a tutti noi. In “A Silvia”, Leopardi, ad esempio, ricrea tutta la indefinita bellezza delle speranze e dei sogni che nutrirono la sua giovinezza. Ora, di fronte al silenzio e alla desolazione che la vita ha diffuso nel suo animo, di essi non resta più nulla. Leggiamola e dopo averla letta proviamo a stare in silenzio qualche minuto, pensare al dolore del poeta, considerare che quel dolore appartiene alla vita, non solo di Leopardi, ma anche nostra.
Eventi come la Giornata Mondiale della Poesia dovrebbero aiutare a riscoprire questa nostra parte nascosta. Spegnere tv, cellulari, computer, aprire un libro di poesia, mettere a tacere se stessi, per poter entrare, parola dopo parola, in un silenzio arricchente, armonico, immenso.

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