Pillole su Giacomo

Giacomo Leopardi

Leopardi e il dibattito romantico [7 ottobre 2002]
Leopardi e la religione
[4 ottobre 2002]
Indicazioni bibliografiche
[3 ottobre 2002]
La questione dell’attualità [23 agosto 2002]
La negazione del progresso [23 agosto 2002]

Come si inserisce Giacomo Leopardi nel dibattito romantico sul rapporto tra antichi e moderni?
Il poeta recanatese afferma la netta superiorità degli antichi sui moderni, attribuendo alla ragione, alla storia e al progresso moderno la colpa dell’allontanamento dell’uomo dallo stato di natura e dell’infelicità che inevitabilmente ne consegue. Non solo l’avanzamento della civiltà ha allontanato l’uomo dalla natura, ma lo ha anche strappato alla sua "ignoranza", mettendolo di fronte alla realtà della sua sofferenza. L’uomo moderno, dunque, privato delle illusioni, non è più capace di azioni eroiche e magnanime, ma si chiude nella grettezza del proprio animo inaridito, causa egli stesso del tedio a cui è approdata l’esistenza. [7 ottobre 2002]

Quale bibliografia mi consiglia di consultare per approfondire il rapporto tra Leopardi e la religione?
Il tema è piuttosto delicato, soprattutto se si pensa all’accusa di ateismo che spesso la critica ha rivolto al poeta. Esso trova le interpretazioni più interessanti negli studi indicati di seguito: G. CASOLI, Dio in Leopardi. Ateismo o nostalgia del divino?, Roma, Città Nuova, 1985; D. BARSOTTI, La religione di Giacomo Leopardi, Milano, Jaca Book, 1995; P. GEROLAMI, L’antiteodicea. Dio, gli dei, religione nello Zibaldone di Giacomo Leopardi, Firenze, Olschki, 1995; E. LANDONI, Giacomo Leopardi: la poesia come nostalgia del sacro, in "Testo", XVIII (1997), pp. 13-35; A. MARIANI, Leopardi. Nichilismo e Cristianesimo, Roma, Studium, 1997; A. NEGRI, Leopardi. Un’esperienza cristiana, Padova, Messaggero, 1997; N. JONARD, Leopardi, metérialiste athée?, in "Revue des études italiennes", Leopardi philosophe et poète (II), I-II (2000), pp. 101-114. [4 ottobre 2002]

Quali sono i testi critici più appropriati per cogliere il valore della proposta poetica di Leopardi?
Negli ultimi anni molti studiosi hanno posto attenzione soprattutto agli aspetti di novità e di "rottura" della poetica e del pensiero di Leopardi – «controcorrente» nel contesto culturale italiano «conservativo» del primo Ottocento -, purtroppo incompresi dai contemporanei e destinati a restare senza seguito nella nostra letteratura. Tra i «classici» di questa lettura "militante" va collocato il celebre Leopardi progressivo (1947, poi Roma 1980) di Cesare Luporini, ma anche gli studi di Walter Binni, il maggiore studioso italiano del poeta. Per una sintesi di questi percorsi si potrà partire da Ugo Dotti, Lo sguardo sul mondo. Introduzione a Leopardi, Roma-Bari 1999, per poi ripercorrere per tappe la formazione del poeta con Bruno Biral, La posizione storica di Giacomo Leopardi, Torino 1992. Per un’analisi più prettamente letteraria, Il pensiero poetante di Antonio Prete, Milano 1980, e La poesia senza nome di Franco Brioschi, Milano 1980. Infine Franco Ferrucci, nel leggibilissimo saggio Il formidabile deserto. Lettura di G. Leopardi (Roma 1998), completo di brani commentati, ha indagato con sguardo penetrante nelle ragioni dell’assolutezza e della modernità del messaggio esistenziale di Leopardi. [3 ottobre 2002]

Quali elementi della poesia leopardiana possono considerarsi ancor oggi «attuali»?
Più che di «attualità», per l’opera leopardiana sarebbe giusto parlare di «universalità». La questione della proponibilità della sua opera ai lettori moderni, infatti, non si pone neppure: Giacomo Leopardi è da sempre uno degli autori più amati dagli studenti italiani. Interessante può essere allora per l’insegnante, con l’aiuto degli studenti, proprio l’interrogarsi sulle ragioni di questo ininterrotto «successo», al fine di cogliere nel modo migliore il valore reale della poesia leopardiana: cos’è che rende un «classico» tale anche a distanza di secoli?
Nel caso di Leopardi, certamente «senza tempo» è la suggestione di una scrittura dove ogni elemento della tradizione – pur presente in modo consistente – è vissuto in chiave soggettiva e personalissima, tanto da far dimenticare qualsiasi possibile modello, così che alla lettura non resta che il piacere della vera e pura poesia, che è innanzitutto impeto, melodia, armonia, canto, espressione libera e schietta dei sentimenti e delle emozioni del poeta e più in generale dell’uomo. Pur percorsi da una riflessione filosofica altissima sulla condizione dell’uomo nel mondo, infatti, sia i versi che la prosa leopardiani mantengono una quasi miracolosa leggerezza di stile. Proprio tale "espediente" permette al poeta di veicolare il suo messaggio «universale», che nasce da un sentimento "cosmico", cioè assoluto, della natura e della vita. [23 agosto 2002]

Che senso può avere oggi il rifiuto del progresso espresso nell’opera leopardiana?
Moderno è l’aggettivo che ricorre più frequentemente negli studi leopardiani: è singolare che questo sia accaduto proprio a chi preferì «la natura alla ragione, l’immobilità senza tempo al movimento della storia e del progresso, l’antico al moderno, il primitivo al civile, il dilettevole all’utile, l’idillico al vero, il materiale piacere dei sensi e del corpo all’esercizio puramente spiritualistico dell’intelletto». Giacomo Leopardi è il primo artista moderno italiano, poiché vive con enorme anticipo le contraddizioni dei grandi autori del Novecento, e fa della propria esperienza umana e poetica lo spunto per una "critica della civiltà" che ai contemporanei poteva apparire addirittura «reazionaria» nel suo radicale rifiuto dell’idea di progresso, ma che oggi, alla luce ad esempio dell’uso che di quel "mito" hanno fatto alcuni regimi totalitaristici del nostro secolo, risulta straordinariamente profetica. Dal punto di vista letterario, la critica al progresso condotta da Leopardi testimonia anche che non sempre la vera poesia va a braccetto con la novità, e questa constatazione può aiutarci a ridefinire il valore del concetto di novità nella letteratura odierna, dove, come ci insegnano le teorie post-moderne, «tutto è stato già detto», e non resta che assistere al riciclaggio di esperienze passate, senza però che questo debba indurre a una disperazione sulle sorti della letteratura. [23 agosto 2002]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: