Leopardi ecologista?

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Leopardi
ecologista? Ovvero l’interpretazione di Sofri avverso la lotta di
classe.

 

 

Adriano
Sofri, in un articolo su Panorama del 12 Luglio 1987, saluta Sebastiano
Timpanaro come precursore di una interpretazione di Leopardi come padre degli
ecologisti. Senza volerlo, il Timpanaro, nella sua lettura di Leopardi,
inoltre,  ha sferrato un colpo mortale al marxismo ed agli interpreti di
Leopardi “socialisti o comunisti” come Binni e Luporini, in quanto mette in
evidenza che il motivo principale dell’infelicità umana non è la disuguaglianza
sociale, non la divisione dell’umanità in classi, quella degli sfruttati e
quella degli sfruttatori, bensì la fragilità biologica dell’uomo, il suo destino
di malattia, vecchiezza, morte, la fugacità e, più ancora, l’inesistenza del
piacere, l’alternanza di dolore e noia in cui si consuma la vita dell’uomo. In
questo quadro generale della condizione umana, dice ancora l’ex di Lotta
Continua, ogni lotta politico-sociale risulta implicitamente o esplicitamente
inutile, perché da quei mali di fondo nemmeno la società più perfetta e più
giusta ci può salvare. Donde, nella Ginestra, l’appello alla confederazione di
tutti gli uomini: il nemico numero uno è la Natura, contro di essa soltanto
bisogna combattere. Ancor più sotto la minaccia della distruzione
nucleare.

“Una
posizione di rifiuto della lotta tra umani, fondata ragioni religiose e
filosofiche, oggi trova il suo fondamento sull’emergenza storica maggiore della
minaccia di distruzione atomica o ecologica”. Le ragioni delle lotte umane non
sono scomparse, dice ancora Sofri,  anzi spesso si inaspriscono (bontà sua…), ma
passano progressivamente in secondo piano di fronte alla minaccia contro la
sopravvivenza della Terra.

Timpanaro
giudica totalmente irrealistico il discorso di Sofri.

Intanto,
ci tiene a premettere di non essere affatto indifferente ai problemi posti dai
Verdi sulla sostenibilità dell’attuale sfruttamento delle risorse naturali e sui
pericoli derivanti dal nucleare. Non spetta certo alla sinistra far proprie
certe facezie sul ritorno alle per coi bachi o andare a letto a lume di candela.
Tuttavia, tra la prospettiva di una distruzione nucleare ed il lume di candela
la scelta sembra naturale. E tuttavia la lotta verde non può portare con sé la
rinuncia alla lotta di classe. Da chi sono provocati i danni ecologici? Forse
dalla classe lavoratrice? No, afferma Timpanaro, gli umani che arrecano danno
alla natura si chiamano fisici nucleari e chimici asserviti al Potere.
L’inquinamento, dunque, non si sopprime, se non si sconfiggono le classi
dominanti.

Sofri
afferma poi che Leopardi entra di diritto nelle antologie verdi e che una nuova
lettura “verde” del Leopardi offre stimoli notevoli. Ma di quale Leopardi, si
chiede Timpanaro, parla Sofri? Una prima risposta crede di trovarla nel fatto
che forse i verdi si riferiscano al primo Leopardi, rivalutando il primo
concetto di Natura, come forza vergine e incorrotta, benefica all’uoimo,
contrapposta alla Ragione e alla civiltà che hanno reso l’uomo infelice e
insieme meschino, incapace di quella vitalità, di quelle magnanime illusioni che
sole potevano dargli gioia o almeno fargli dimenticare la sua condizione
oggettiva di infelicità.

 

 Giuseppe

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