Leopardi democratico. 1

 

Leopardi democratico. 1

LEOPARDI POETA ED UOMO DEMOCRATICO

 

Breve saggio sul pensiero politico di Giacomo Leopardi

di Giuseppe Pilumeli

 

 

“Sapete ch’io abbomino la politica, perché credo, anzi vedo che gli individui sono infelici sotto ogni forma di governo; colpa della natura che ha fatti gli uomini all’infelicità; e rido della felicità delle masse, perché il mio piccolo cervello non concepisce una massa felice, composta d’individui non felici”.[1]

Così scriveva Leopardi, da Roma,a Fanny Targioni Tozzetti in una famosa lettera.

Tali conclusioni erano state, comunque, già anticipate in una comunicazione al Giordani del 1828  “Considerando filosoficamente l’inutilità quasi perfetta degli studi fatti dall’età di Solone in poi per ottenere la perfezione degli stati civili e la felicità dei popoli,mi viene un poco da ridere di questo furore di calcoli e di arzigogoli politici e legislativi; e umilmente domando se la felicità de’ popoli si può dare senza la felicità degl’ individui. I quali sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini né dal caso”.[2]

Ed ancora, nello Zibaldone: “Il toccar con mano che nessuno stato sociale fu né sarà né può essere perfetto, cioè perfettamente equilibrato ed armonico nelle sue forze costitutive, e nella sua ordinazione al ben essere dei popoli e degl’individui (tutti i savi lo confessano); e che quando anche potesse essere tale da principio (come una monarchia , una repubblica) la stessa assoluta assenza della società porta in se i germi della convinzione, e distrugge immancabilmente e prestissimo questa perfezione, quest’armonia ec. ne’ suoi principii costitutivi; non è ella una prova bastante che l’uomo non è fatto per la società”[3]

Dunque la questione sembrerebbe liquidata, in maniera risoluta e definitiva. Se l’uomo è infelice sotto ogni forma di governo, risultano praticamente inutili la lotta politica ed ogni forma di organizzazione che tenti di migliorare la vita dell’uomo.

Niente di più sbagliato. Leopardi, pur riconosciuto come pensatore impolitico o antipolitico, elabora delle riflessioni politiche anche se “la sua meditazione si irradia da un nucleo originario e permanente […], quello dell’illusione come forza che sostiene e muove il mondo e delle incalcolabili conseguenze che la sua progressiva estinzione ha determinato nella vita tanto negli individui quanto nei popoli”[4].

Pur nella linea madre della certezza di quella che Timpanaro chiama “fragilità biologica”[5] dell’uomo, si pone degli interrogativi e fornisce delle risposte che presuppongono “una vasta ed acuminata riflessione storico – politica  degna di figurare tra i classici del genere, da Machiavelli a Tocqueville”.[6]

Del resto, al  pensiero politico di Leopardi è stato addirittura dedicato il sesto Convegno internazionale di Studi leopardiani svoltosi a Recanati nei giorni 9-11 settembre del 1984.[7] Al convegno parteciparono numerosi studiosi, tra i quali  ricordiamo Cesare Luporini, Bruno Biral, Elio Gioanola, Carmelo Musumarra  ed altri.

Nella sua appassionata Introduzione, l’autore dell’ormai celebre “Leopardi progressivo”,[8] sottolinea “il risorgere dell’interesse politico, in Leopardi, nella sua ultima e ultimissima fase, indubitabile nei  Paralipomeni, ma indubitabile anche nella Ginestra[9].


[1] Lettera a Fanny Targioni Tozzetti del  5.12.1831, Epistolario, a cura di F. Brioschi e P. Landi, Bollati Boringhieri, Torino, 1998, p. 1852.

[2] Lettera a Pietro Giordani del 24 Luglio 1828, Epistolario, cit. p. 1534.

[3] Zibaldone di pensieri, p. 1953 del 19.10.1821.

[4] Leopardi, La strage delle illusioni, a cura di M. A. Rigoni, Adelphi, Milano 1992, pp. 27-30.

[5] S. Timpanaro, Antileopardiani e neomoderati nella sinistra italiana, in “Belfagor”, n.2, Firenze 1975, p. 192. 

[6] Leopardi, La strage delle illusioni, cit., (quarta di copertina).

[7]  AA. VV., Atti del Convegno “Il pensiero storico e politico di Giacomo Leopardi, Olschki, Firenze 1989.

[8] C. Luporini, Leopardi Progressivo, Editori Riuniti, Roma 1947.

[9] C. Luporini, Introduzione al pensiero politico di Giacomo Leopardi, in Atti del Convegno “Il pensiero storico e politico di Giacomo Leopardi”, cit., p. 19.

Postato da Giuseppe

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